Un Blog Qualunque...Il Vecchio l'aveva detto. Aveva previsto quello che sta succedendo. Il Vecchio, con la sua maschera di derelitto umano ai bordi della società, in quel tugurio nella periferia della grande città, in quelle condizioni al limite della sopravvivenza. Un uomo dei bordi insomma. Mi ricordo come le sue cataratte mi avevano fissato, due lacune di un volto ingiallito, poi si era arricciato la barba sporca di nicotina, e aveva accennato un sorriso di scherno, mettendo in mostra il bicolore giallo nero dei suoi denti. Un uomo ingiallito insomma. Sì, aveva previsto tutto, e non l'ho preso sul serio. Ma cosa può importare ora? leggi tutto »
Guardo l'ora, estraendo la cipolla d'oro dalla tasca. Uno dei pezzi migliori dell'Orologiaio. Quel paesino, poco lontano dalla grande città, me lo ricordo. C'era un'atmosfera, come dire, antica che aleggiava in quelle vie. Non erano gli edifici, il cui stile era solo uno scimmiottamento delle case tradizionali in legno. Non era nemmeno vero legno quello che attraversava le pareti bianche delle facciate. Era la gente. Merito dell'Orologiaio. Ogni volta che facevo una domanda in giro, tutti mi indirizzavano da lui: insomma, era un'autorità locale, una tacita autorità locale. E allora andai a questa casupola allineata con gli indici dei passanti. Entrai. Cosa mi aspettava? Un laboratorio pieno di orologi a cucù appesi ovunque che battessero il tempo all'unisono? leggi tutto »
Assomigliava a un insetto. Non che fosse brutto: l'effetto era dovuto principalmente agli occhiali che portava, un paio di cerchi con varie lenti che potevano a turno occuparne l'interno. I suoi occhi rimanevano sempre coperti da qualcosa che impediva di comprenderne il colore e che rendeva anche difficile scoprire l'obiettivo dei suoi sguardi. Mi ridiede i rimasugli dell'orologio come se fosse niente, e tornò chino a far danzare le sue dita affusolate sui minuscoli e preziosi ingranaggi della sua opera. Era la terza volta che mi lasciava interdetto. Tre di troppo. "Ehi, che cazzo, mi hai rotto l'orologio, perché l'hai fatto?" Nonostante la rabbia c'era qualcosa in quell'uomo, un certo rispetto che emanava, che mi persuadeva a non mettergli le mani addosso e aprire lui come uno stramaledetto biscotto della fortuna. Rispose, senza voltarsi: "Vedi, la tua rabbia, la tua fretta, sono inutili." Si voltò, armeggiò con i suoi occhiali, passando dall'universo in miniatura in cui lavorava a quello naturale, liberato però dalla sua miopia. "Ma non mi dire. Prima anche tu ti sei incazzato, o no?", ma il mio tono era già più pacato. leggi tutto »
"Senti, ma tu cos'è che vuoi fare, eh?!"
Lui... ho ancora il suo volto impresso a fuoco nella mente, ora che tutto sta per finire. Mi era stato vicino, sin dall'inizio, eppure in quel momento mi si parò davanti, mettendomi le mani sulle braccia come a volermi piantare i piedi bene per terra. Lo guardai con occhi spiazzati. Lui incalzò, il volume della sua voce divenne una volta e mezzo quello precedente. "Lei è morta! Lei non tornerà! Lei non esiste più!" Alla terza esclamazione era arrivato al doppio del tono. Io incassai senza fiatare, come ad aspettare il gong, il fatidico gong che mi togliesse dalla dolorosa apatia del passivo per buttarmi su un angolo a raccogliere i frantumi delle idee. "Io ti ho appoggiato, ma ora non lo vedi che..." mi lasciò andare per poter indicare con un gesto allargato delle braccia ciò che ci circondava, l'universo tutto in pratica, "...che tutto questo sta diventando più grande di noi? Ci sta fagocitando. leggi tutto »
Questa storia sarà la mia rovina. Non vedo altra via d'uscita, solo un sordo presentimento di pura sventura. Sì, lo so, me lo sento, finirò come il Sognatore. Me l'aveva indicato il Re dei Barboni, la Grande Città gliel'aveva bisbigliato all'orecchio. All'Ospedale. Quando entrai mi assalì un odore dolciastro di sangue, misto a quello acre e pungente di disinfettante. Corridoi lunghi, alti, molti letti ammassati ai lati, strabordanti dalle stanze ormai colme. Da uno di questi un paio di braccia gesticolavano vagamente nell'aria come ad afferrare delle lucciole che solo gli occhi deliranti del paziente potevano vedere. Un vecchio più in là gemeva, riuscendo a volte a interrompere il flusso disarticolato di suoni che gli sgorgavano dalla gola e dicendo "no... non voglio diventare uno scarafaggio, no... no... non voglio...", dopodiché tornava a vomitare tosse e grugniti. Ogni singola molecola d'aria sembrava pesare il doppio in quel luogo. Un'infermiera, grassa e zoppicante, mi passò accanto ignorando me così come tutti i pazienti intorno. Buttai un'occhio in uno degli stanzoni. Dieci letti, una grigia finestra in fondo. leggi tutto »
"Chi sei?", il suo sguardo poco dopo sfuggiva di lato, verso la polvere che incrostava la finestra. Rimasi in silenzio per qualche secondo, cercando di scegliere le parole. Il suo sguardo scartava di lato, fino a poggiarsi sul suo vicino di letto. Il mio lo seguì., poggiandosi su un uomo di cui non riuscivo a definire l'età. Aveva gli occhi spalancati, azzurri come il cielo, terribili, fissi sul soffitto, e la bocca che ritmicamente si apriva e chiudeva, lentamente, ma con la precisione di un metronomo. Quando riportai lo sguardo sul Sognatore, il suo era già su di me. Solo allora iniziai a parlare. "Sono..." il discorso che mi ero preparato si sciolse dopo le prime due sillabe. "Senti" continuai, mentre i suoi occhi ancora una volta cambiavano obbiettivo. Era come se il suo sguardo si stancasse in fretta di siò che vedeva; come un uccello guardingo, mai su di un ramo per più di pochi secondi, i suoi occhi svolazzavano di immagine in immagine. leggi tutto »
Commenti recenti
2 years 25 weeks fa
2 years 34 weeks fa
2 years 41 weeks fa
2 years 48 weeks fa
2 years 50 weeks fa
2 years 50 weeks fa
3 years 3 weeks fa
3 years 4 weeks fa
3 years 5 weeks fa
3 years 5 weeks fa