Un Blog Qualunque...- Chi è?
Resi curvilinei dalla lente dello spioncino due uomini in giacca e cravatta attendevano fuori dalla porta. Uno alto e uno basso. Un sospiro di sollievo accompagnò la constatazione che no, non erano testimoni di Jehovah.
Uomo alto: - Buongiorno, siamo della WWYS. (detto all'inglese: dàbliu dàbliu uaiès)
Uomo basso: - Vorremmo sottoporle una proposta allettante.
Silenzio.
Ora, in una situazione normale avrei bofonchiato qualche scusa campata per aria e li avrei lasciati a completare il giro del condominio come certamente stavano facendo. Però... però quella sigla, doppiavvù doppiavvù ipsilon esse, mi rimbalzava per la testa cercando un simulacro di sé, un ricordo che la riguardasse, perché sì, doveva esserci da qualche parte nel cervello. Si trattava solo di iniziare a scoprire un po' di carte, come in una partita di memory, fino a trovare il doppione, perso nel labirintico dedalo di neuroni. Ma la partita sarebbe potuta durare a lungo, per cui nel frattempo avrei condotto una ricerca parallela interrogando quei due biznizmen là fuori. leggi tutto »
"Ma dove l'ho messa?", si chiedeva invano, sondando la sua memoria, ma senza risultato alcuno. La stanza era in totale disordine, roba che neanche il niño, i monsoni e gli uragani del Nebraska messi insieme. Diceva che ci stava bene in quel casino, terreno fertile. Sì, certo, terreno fertile per creare confusione nella testa per l'antica legge dell'affinità. "Ma cazzo, doveva essere qui, sulla mensola sopra il computer!" Riguardò, e nel rovistare un peluche, un alce, cadde, rimbalzò sul monitor e poi dietro, nel polveroso labirintico groviglio di fili che reggono la burocrazia energetica e intercomunicativa dell'ordinatéur con tutte le sue periferiche. Non era importante, quel peluche sarebbe rimasto a lungo là, tanto a lungo, e avrebbe passato il tempo ricordando quando stava ancora tra i suoi simili su uno scaffale dell'ikea. Comunque la mensola non teneva ciò che lui cercava. C'erano sopra tante cose, ma non quella che cercava. C'era una stampante che non stampava più, e che non sarebbe mai più tornata a stampare, per cui continuare a chiamarla stampante era un controsenso lessicale. leggi tutto »
L'idea di questo racconto non è farina del mio sacco, era un raccontino di un'amica che lessi anni fa di cui rimasi colpito. È un remake, insomma.
Iniziò due anni fa. Aprii gli occhi dopo la lunga notte, e davanti non mi si parò niente. Non la lampada sul soffitto. Non la libreria a lato del letto. Non la sedia. Neanche il letto stesso c'era, il vuoto era assoluto. Ero solo con me stesso. E rimasi così. Passarono, non so, tre ore, o forse quattro. Fu allora che imparai. La prima a ricomparire fu la sedia. Con un grande sforzo, riuscii a ricostruirla, scheggia per scheggia, chiodo per chiodo. Mi ci vollero almeno venti minuti. Ma alla fine era lì, sospesa nel nulla insieme a me. leggi tutto »
Inverno, la spiaggia è infinita. Verso est si inarca a voler affrontare l'orizzonte, granelli di sabbia che la vista fa correre in lontananza. A ovest chilometri più avanti un imponente promontorio blocca la vista, ma la spiaggia gli sfugge di mano e continua oltre, abbracciando il mare... leggi tutto »
I baci erano davanti a lui, ma li guardava con un certo disappunto.
Baci parigini in tutte le salse. Bevve un po' del suo caffé, lo poggiò sul tavolino, stando attento a non macchiare le stampe. Per quanto valevano. Attori da quattro soldi. Guarda questi, lei con questo sorriso finto, lui tutto rigido, ma che è!? Mah, quelli di Life avrebbero pagato comunque per le fotografie. L'amore giovane a Parigi, che argomento fantastico! Giovani cuori che battono in questa primavera, gli orrori della guerra ormai a cinque anni di distanza, chissà quegli americani dei lettori come si sarebbero sciolti! Mah, non gli erano mai piaciute queste foto tutte impostate. La fotografia è intuizione, pensava, è il momento, la sorte, il destino forse, che prendono il sopravvento. La bravura di un fotografo è tenere la mente aperta, e permettere che queste onde, queste occasioni possano liberamente entrare, fare dei suoi occhi quello che vogliono, impressionare la pellicola e poi andarsene per sempre, ma per sempre rimanere.
Bei discorsi. Ma tocca anche mangiare. leggi tutto »
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