Un Blog Qualunque...Insomma, che dire...
Per chi non avesse sentito la notizia, io ero lì.
Ieri per tutto il giorno aveva fatto un caldo allucinante. Ho anche sfiorato il pericolo di una bruciatura, mettendomi però per tempo la crema solare. La mattina mi aveva raggiunto un amico, e ci apprestavamo a goderci il festival. Mentre le nuvole si addensavano all'orizzonte, ci siamo messi a giocare a calcio (nonostante la mia indiscussa incapacità in merito). Io ero tranquillo. Anche il giorno prima, quando avevano suonato gli Slayer e gli Iron Maiden, nel primo pomeriggio era venuto a piovere con un paio di tuoni e poi era tornato il bel tempo. Anzi, quando hanno iniziato a cadere le prime gocce, la reazione di tutti noi, sudati per il gioco, era di sollievo: finalmente un po' di fresco! E io continuavo a ripetere al mio amico: tranquillo, fa due gocce e poi se godemo il concerto.
Proprio mentre iniziava a piovere, questo mio amico si fa male: una stupidaggine, una feritina al dito, ma per essere sicuri, sempre meglio disinfettare. Quindi andiamo in infermeria, passiamo il buttafuori, mentre scendono giù bei goccioloni, ma ancora niente di preoccupante. La medicazione, tra infermieri e dottoressa che scherzano, non prende niente. E mentre stiamo per uscire, ecco che viene giù una pioggia fitta fitta. Rimaniamo riparati lì, in uno degli edifici più solidi lì intorno, un prefabbricato rigido lì appoggiato. E poi la grandine. E poi inizia il vento. All'improvviso, non si riesce più nemmeno a sentire niente: il fracasso dei chicchi di ghiaccio gettati con violenza sulle pareti copre tutto. E attraverso la porta, non si vede niente, solo figure indistinte che fuggono, e i tendaggi del main stage che iniziano a cedere e strapparsi. Uno dei maxischermi ai lati del palco vacilla, ma regge. E poi, piano piano, ma comunque quasi improvvisamente, la pioggia si attenua. E vediamo una delle torri con le casse e gli schermi che dovevano ripetere il concerto a distanza, la vediamo abbattuta. Alcuni infermieri vogliono andare, anche se non c'è stata chiamata. C'è indecisione, finché non accorre uno della security: emergenza! E da quel momento, tutti corrono, e sirene, e agitazione, e vedere che non era una la torre crollata, ma sei, mai progettate (e chi lo farebbe?) per resistere a raffiche che stamattina ho letto essere state di 200 km/h... Mentre mi aggiro, chiamo subito i miei genitori. Li avverto che probabilmente ne sentiranno la notizia, ma di non preoccuparsi perché sto bene.
Un uomo assistito dagli infermieri è sdraiato, svenuto (spero), lo portano via caricandolo sulla barella con un sostegno per tenerlo immobile. Temo il peggio. Finché non sento di nuovo i miei, non so niente di più. Non ci sono stati feriti gravi, e questo è già tanto. Il caos ha preso il sopravvento, ovviamente... A noi che stavamo al campeggio, dopo un tira e molla di disposizioni e di smentite, hanno permesso di restare ancora una notte lì. Meno male, uscire il giorno stesso sarebbe stata un'odissea: pare che tutta Mestre fosse bloccata per l'enorme afflusso di defluiti dal festival, e per la chiusura di un ponte su cui erano crollati degli alberi. E la sera, un po' distesi, si è dato fondo alle provviste di cibo e alcol, con un'atmosfera un po' malinconica e silenziosa e un po' gaudente e caciarona.
Ed eccomi qui, le strade mia e del mio amico si sono separate, lui sfrutta il weekend per trovare degli amici di Padova, io aspetto il mio treno per Parigi e nel frattempo mi farò qualche giro per Venezia, magari visitando qualche allestimento della biennale. Intanto mi tengo almeno fino a domani il braccialetto arancione del campeggio del festival, così, per farmi riconoscere come uno dei sopravvissuti a questo sfigatissimo concerto.
Commenti
Re: sopravvissuto
Minghia...meno male che sei ancora intero. Certo che sfiga...anche se per me una volta in meno che canta Vasco Rossi è una buona notizia in più.
Re: sopravvissuto
una piccola sfiga, vi ha quasi portato fortuna.. se al momento del crollo eravate lontani dal palco..
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